Lo stalking
Una persecuzione, a volte esplicita, altre volte, invece, fatta in modo nascosto, ma comunque con l’unico obiettivo di umiliare e ferire un ex fidanzato o una donna che non ci sta.La parola Stalking, ormai si sente molto spesso in riferimento a fatti di cronaca drammatici.
Il suo significato è quello di persecuzione. Dalla Polizia di stato è definita in questo modo: “lo stalking è caratterizzato da comportamenti persecutori, diretti o indiretti, ma comunque ripetuti nel tempo, che incutono uno stato di soggezione nella vittima provocandole un disagio fisico o psichico e un ragionevole senso di paura costante”.
I campanelli di allarme
Molto spesso gli atteggiamenti del persecutore vengono inizialmente sottovalutati, e in altri casi, invece, si manifestano così velocemente da non permettere di comprenderne la gravità. Uno stalker è colui che nonostante numerose risposte negative alle sue avance, non comprende che l’altra persona non è interessata e continua a assillarla con telefonate, pedinamenti, messaggi.
La legge
Attualmente c’è un disegno di legge, in attesa di approvazione sulle “misure contro gli atti persecutori”. Questo prevede:
- la reclusione da sei mesi a quattro anni per chi, con condotte ripetute, minaccia o molesta un’altra persona al punto di provocarle un grave stato di ansia e paura per la propria incolumità.
- Lo stalker viene punito se la persona perseguitata presenta una querela. Fino a quel momento, tuttavia, la persona può esporre i fatti al questore e chiedere un ammonimento nei confronti del persecutore.
A chi chiedere aiuto
Per cercare di tutelarsi la persona perseguitata deve rivolgersi ad un avvocato, a un centro per le donne vittime di abusi (di qualsiasi tipo), ai consultori della propria città e alla polizia. Le donne non devono pensare che si tratti di un breve periodo, non devono intimorirsi e impietosirsi, perché ne vale della loro incolumità fisica e psichica.





















