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L’istinto materno

L’istinto materno permette la sopravvivenza della specie, spingendo gli adulti a prendersi cura dei bambini. Gli scienziati hanno studiato alcuni elementi che stimolano l’istinto genitoriale, come l’aspetto tenero dei neonati (e dei cuccioli in generale) e l’azione dell’ossitocina, ormone secreto dall’ipofisi.

Alcuni studiosi dell’università di Oxford hanno identificato un’area del cervello che sarebbe la sede dell’istinto materno. Si tratta della corteccia mediana orbitofrontale (sopra i bulbi oculari) che si attiva negli adulti in una frazione di secondo, guardando il viso di un bambino, anche sconosciuto.
Davanti al volto di una persona adulta invece, l’attivazione è più lenta.

La scoperta

Questo studio potrà diventare un aiuto in più per capire e intervenire nelle situazioni in cui il legame di attaccamento madre-bambino è disturbato, come accade nella depressione post partum. È fondamentale, infatti, identificare prima possibile le donne a rischio, per prevenire l’aggravarsi del problema. La depressione post partum, da non confondersi con il baby blues, è un disturbo psicologico grave che colpisce il 13% delle neomamme. Si tratta tuttavia, di una patologia complessa e multifattoriale, che non può essere affrontata solo in termini di aree del cervello e ormoni. Per affrontarla va valutato l’ambiente, l’ereditarietà e la storia clinica della paziente.

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