Disturbi psicosomatici: cosa sono e cosa esprimono
Certe persone, anche in giovane età , si trovano a lottare contro una cattiva salute. Non soffrono di nessuna malattia seria, solo tanti piccoli fastidiosi disturbi che influenzano la loro vita e le relazioni con gli altri. Disturbi come stanchezza cronica, vertigini, tachicardia, gastriti, coliti, cefalee, vaginiti, cistiti, dolori muscolari, cervicale, sindrome premestruale, ciclo irregolare, continui raffreddori ed influenze (e l’elenco potrebbe continuare a lungo!) sono tristemente familiari per queste persone così cagionevoli.
Chi soffre di una serie di disturbi psicosomatici non è un malato immaginario, ma una persona che sta male davvero, anche se i suoi disturbi sono causati “solo” dallo stress. Le ultime scoperte scientifiche hanno evidenziato come corpo e mente siano strettamente collegati. Quando siamo ansiosi e spaventati, nel nostro corpo avvengono una serie di reazione biochimiche e ormonali: il nostro metabolismo accelera, il battito cardiaco aumenta, la pressione sale, salgono i livelli di trigliceridi e di colesterolo nel sangue mentre diminuiscono gli ormoni sessuali. Le emozioni negative influiscono anche sul sistema immunitario che diventa meno resistente alle malattie e alle infezioni. Purtroppo se lo stato di stress si prolunga nel tempo, ci si può ammalare seriamente. Certo, non si può assolutamente affermare che tutte le malattie abbiano un origine psicosomatica: tuttavia le persone infelici o ansiose tendono ad ammalarsi di più e a riprendersi più lentamente dalle malattie rispetto alle persone serene.
I processi psicologici che portano al disturbo
A volte, la malattia psicosomatica può essere l’espressione di un inconscio desiderio di fuggire da una vita stressante e insoddisfacente. Quando ci ammaliamo, possiamo permetterci di essere deboli e di far sì che altre persone ci accudiscano e si occupino di noi. Spesso, chi è ammalato, riceve per via delle sue sofferenze un’attenzione e una comprensione da parte delle persone che lo circondano, che da sano non riceverebbe. Inoltre, la malattia può consentirci di prendere una pausa da una quotidianità vissuta come troppo logorante e frustrante e/o può evitarci di assumere delle responsabilità , salvaguardando allo stesso tempo la nostra autostima. La scarsa autostima è un tratto caratteristico del malato psicosomatico regressivo; quest’ultimo ha spesso un immagine negativa di se stesso, si percepisce come una persona debole, inferiore agli altri, incapace di cavarsela da solo nella vita. Alcuni malati psicosomatici convinti di non riuscire ad interessare gli altri per le loro qualità , scelgono inconsciamente di diventare “speciali” nelle proprie debolezze. E il ruolo di “malato cronico”, di “quello o quella cui va sempre tutto male” può diventare un modo per essere finalmente visti dagli altri, per avere una propria identità , per trovare il proprio posto in famiglia o nella società .
Biancamaria FRacas














