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Cosa nascondono i disturbi psicosomatici (parte prima)

Il significato psicosomatico di stitichezza, ipertensione, anemia, ansia e asma.

Disturbi dell’ APPARATO GASTROINTESTINALE (gastrite, colite ulcerosa, ulcera peptica,stitichezza)
Stitichezza: le viscere rappresentano il luogo in cui simbolicamente affondano le radici della nostra personalità. Frenare la funzione è come lottare contro la parte più profonda di noi stessi . L’ostinazione dell’intestino e il relativo ingorgo della pancia esprimono bene l’intasamento mentale dei soggetti stitici, che sono spesso schiavi di pensieri ricorrenti e idee fisse. L’individuo stitico oppone resistenza alla vita e al suo evolversi.
Disturbi dell’APPARATO CARDIOCIRCOLATORIO (tachicardia, aritmie, cardiopatia ischemica, ipertensione essenziale, anemie)
Ipertensione: sarebbe la rappresentazione a livello corporeo di un conflitto inconscio tra “pensiero” e “sentimento”, tra passione e ragione, tra emotività e controllo, dove un sangue investito simbolicamente di valenze emotive non può circolare liberamente. L’iperteso dunque tenderebbe a vivere conflittualmente il rapporto con il mondo degli affetti e ne eserciterebbe un esasperato controllo frenando di continuo la passionalità e privilegiando la “fredda” e più sicura ragione.
Anemia: il sangue rappresenta la parte più vitale e fluida dell’organismo; grazie al sangue tutto in noi circola e prende forma. È il fiume delle passioni perché in esso circolano anche gli ormoni che regolano la vita. Il ferro è un elemento che tiene legate le diverse parti delle componenti ematiche. Una sua carenza è quindi il segnale di una rinuncia a far funzionare regolarmente il mondo delle passioni e delle emozioni.
Disturbi dell’APPARATO RESPIRATORIO (asma bronchiale, sindrome iperventilatoria)
Asma: la storia psicologica dell’asma inizia in epoca neonatale, quando il piccolo totalmente debole ed inadeguato alla vita, si rivolge senza riserve al rapporto con la madre, per la soddisfazione dei propri bisogni di attaccamento e dipendenza. Ma si trova di fronte una madre ambivalente, da un lato molto tenera e seduttiva, dall’altro incapace di riconoscere i reali bisogni del bambino. La frustrazione materna potenzierà il rifiuto materno originario. Il bimbo, che assiste alla negazione dei propri bisogni, sviluppa a sua volta una profonda rabbia ed aggressività, che tuttavia trova grandi difficoltà ad esprimersi, perché in questo momento il bambino non può permettersi di rivolgersi contro qualcuno dal quale è del tutto dipendente, quel “mondo – mamma” che gli permette la sopravvivenza. Il bambino inibirà l’aggressività ritorcendola contro sé stesso e fuggirà dalle emozioni stressanti.
Biancamaria Fracas

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