Anoressia: conoscerla e curarla
La persona con disturbo anoressico, non pensa mai di avere un problema e di essere malata; anzi per questi soggetti dimagrire significa stare bene e non andrà mai da una persona a chiedere aiuto, tanto meno da un medico che gli dirà di prendere peso. Quindi quasi sempre sono i genitori o famigliari a rivolgersi ad uno specialista, per chiedere cosa fare. A volte è necessaria l’ospedalizzazione coatta, dolorosa ma fondamentale per salvare la vita dell’anoressica.
Denutrizione e sue complicazioni
La scarsa nutrizione causa anche depressione, isolamento e mancanza di concentrazione, perché se non si arriva ad un minimo di indice di massa corporea, il cervello non ha i neurotrasmettitori adeguati a formulare i pensieri. Queste persone, poi, tendono ad avere sempre freddo e si sentono sempre molto stanche (questo nella fase avanzata della malattia). Una persona anoressica, comunque, non dirà mai di essere malata, forse potrà riconoscere di avere dei disturbi, di non essere perfettamente in forma, ma non riconduce i sintomi al problema alimentare. L’anoressia è considerata una malattia psichiatrica poichè controlla un bisogno primario come la fame, che una persona normale non riuscirebbe a controllare così a lungo, mentre il soggetto anoressico riesce ad andare oltre lo stimolo della fame, e per questo, si sente onnipotente.
È possibile la guarigione? Quale trattamento?
I disturbi alimentari rappresentano seri problemi psicologici ed è necessario l’intervento di più specialisti, anche in relazione alla gravità della situazione. La psicoterapia è senz’altro il metodo di cura più efficace, ma deve essere necessariamente integrata da un sostegno specialistico nutrizionale. Con un’alimentazione adeguata e il sostegno psicologico il ciclo mestruale ritorna, ma la mentalità rimane e alcuni alimenti saranno inavvicinabili per tutta la vita; molto spesso capita che dall’anoressia si passi alla bulimia.
Si può prevenire l’anoressia?
Idealmente la prevenzione migliore sarebbe quella di poter crescere e vivere in un ambiente famigliare, sociale ed emotivo che sappia rispondere in maniera adeguata ai bisogni profondi, cosa non sempre possibile. Ma la prevenzione potrebbe anche farla la famiglia, la società , i media, rilanciando e rivalutando modelli e valori che non siano solamente basati sull’esteriorità e la competizione.














