
In questi giorni, è uscito al cinema il film di Gabriele Cuccino “Baciami ancora”, sequel di “L’ultimo bacio”. A mio parere si tratta di un film che rispecchia molte situazioni attuali, dove chiunque lo guarda può ritrovare se stesso in uno o più dei numerosi personaggi alle soglie dei quarantanni.In qualità di psicologa, mi piacerebbe poter fare delle riflessioni in chiave psicoanalitica dei vari personaggi e storie che si intrecciano.
Stefano Accorsi (Carlo) rappresenta l’uomo innamorato, quello che dopo una separazione prova a ricostruirsi una vita, ma non ci riesce perché bloccato dal suo desiderio di condividere ancora momenti ed emozioni con la sua amata. Un uomo in carriera, che forse dà poco spazio ai suoi sentimenti fino a quando un giorno, un banale malore, lo mette di fronte all’evidenza della vita che sta conducendo. Il suo malessere diagnosticato poi come stress acuto, è quello che molti psicoanalisti ritrovano nell’attacco di panico: il bisogno di dar voce e sfogo ai propri sentimenti ormai rinchiusi e nascosti dietro a una vita priva di soddisfazioni. Ecco cosa succede a chi reprime se stesso!
Vittoria Puccini (Giulia) la donna delusa da un amore passionale ma fatto di sofferenza e tradimento, che si rifugia tra le braccia di un altro, capendo però che alla fine, nonostante rabbia e odio, vuole ancora Carlo. Quante donne amano una vita un uomo, senza però riuscire a perdonarlo, e accontentandosi di storie prive di passione, dove alla base c’è solo la sicurezza affettiva? Ecco Giulia, invece, alla fine vuole perdonare!
Claudio Santamaria (Paolo) è il depresso cronico, probabilmente ai limiti della schizofrenia, che pensa di potersi curare solo con l’amore della sua donna, tanto da ricattarla. Rappresenta il disagio psicologico e sociale di questi anni, uno stato di continuo malessere che si cerca di sedare con gli psicofarmaci e con l’affetto di qualcuno, ma con scarsi risultati.
Sabrina Impacciatore (Livia) è colei che ha la sindrome della crocerossina ma dimostra che per amore del figlio non può e non deve cedere ai ricatti del suo uomo. In lei però poi vivranno molti sensi di colpa per ciò che il suo compagno commetterà.
PierFRancesco Favino (Marco) uomo in carriera, eterno donnaiolo, che va in crisi totale nel momento in cui scopre il tradimento e l’allontanamento di sua moglie. Ma il suo è amore o semplice orgoglio ferito di uomo tradito? Cosa lo spinge ad accettare un figlio non suo? La paura di rimanere solo? La paura del fallimento?
Daniela Piazza (alias Veronica) personifica una delle tante donne in crisi per l’incapacità di rimanere incinta, dimostrando che talvolta la sterilità psicologica di cui si parla, passa non avendo più il pensiero fisso di diventare madre ad ogni costo. Una donna che non si sente più donna e va a ricercare la sua femminilità nel tradimento, ma poi la paura della solitudine la fa tornare tra le braccia del marito.
Giorgio Pasotti (Paolo) ritornato dopo anni di assenza da Roma, dopo aver scontato la pena in un carcere straniero, vorrebbe ricostruire il suo rapporto con il figlio che non vede da quando è nato. Riflessioni su un padre assente, sul dolore non sfogato del figlio e sul desiderio di quest’uomo di rimettersi in gioco nella vita, nel lavoro, nell’amore. Paolo rappresenta colui che vuole andare avanti, voltare pagina e non farsi schiacciare dal suo scomodo passato. È a mio parere la figura più positiva.
Marco Cocci (Alberto) eterno sognatore, colui che tutti, almeno una volta nella vita, vorremmo essere, quello che scappa dai doveri per andare a vivere altrove. Un hippy del 2010, donnaiolo e senza legami. Ma la sua felicità sta davvero nella libertà o scappa solo da qualcosa che lo farebbe crescere? Lui è l’eterno Peter Pan.
Conoscere la psicologia per stare bene con se stessi


#1 di Cris il 4 febbraio 2010 - 16:27
Veramente ben fatta l’analisi psicologica dei personaggi. A mio avviso, però, l’unica cosa bella dell’ultimo film di Muccino è stata la canzone di Jovanotti, relegata alla fine con i titoli di coda…
#2 di Trino il 12 febbraio 2010 - 16:12
Il film non m’interessa, ma una cosa la volevo proprio dire sul “commento musicale”, tanto esaltato da te Cris.
Riguardo a Jovanotti come al solito non scopro nulla di nuovo.
Il testo è un’accozzaglia di parole messe a schema lineare per un certo effetto e talvolta con rima baciata, per dare un senso di musicalità anche alle parole.
Il titolo, ripetuto più di una volta, e spessissimo nel finale è praticamente avulso da tutta canzone, e si capisce che è stato utilizzato solo con lo scopo di “legarlo” al film che sponsorizza.
Se provi per un attimo a cantarla e a sostituire il titolo: “baciami ancora” con le parole: “sono un cretino”, potrai notare tu stesso/a che non cambia nulla. Non incide nel testo complessivo, né sulla musicalità delle parole.
bahhhhhhhhhhhhhhh!!!
#3 di Cris il 18 febbraio 2010 - 17:26
E’ una questione di gusti, io sono un’inguaribile romantica!